La Croce Barone

Nei primi anni del ‘900 la battaglia della Marsaglia è oggetto di studio sotto il punto di vista militare. Uno di questi studiosi, il generale Lodovico Laderchi, dopo approfondite ricerche è in procinto di pubblicare il risultato dei suoi studi sulla “rivista militare italiana” e, decide di fare un sopralluogo a Volvera per vedere di persona la croce votiva che ricordava i morti in battaglia. Siamo nel novembre del 1907. “Sapevo che in qualche punto del campo di battaglia – scrive il Laderchi – si doveva trovare una croce votiva a ricordo dei morti nella giornata del 4 ottobre 1693; ma per quanto ne avessi chiesto anche a persone pratiche dei luoghi, non mi era riuscito di rintracciarla; al fine mi fu suggerito di andare dal parroco della Volvera e così feci … fui accolto con ogni cortesia e mi propose un sopralluogo in sua compagnia …”. Durante la visita il parroco di allora, don Sebastiano Capello, suggerisce all’ufficiale l’idea di sostituire quella croce di legno con una di pietra “…per ricordare ai venturi ciò che qui si fece per l’Italia …”.

L’idea prende corpo alcuni anni dopo. Nel giugno 1913 il Corriere Dora e Sangone – un giornale locale nato nel mese di gennaio dello stesso anno – e la Gazzetta del popolo diffondono la notizia della costituzione di un Comitato per erigere un monumento marmoreo ai caduti della Marsaglia. Il Comitato, nato nei mesi precedenti, è presieduto dallo stesso Generale Laderchi, dal Conte Augusto Giriodi di Monastero – assessore anziano del Comune di Volvera – dal nobile professor Riccardo Adalgiso Marini. Il gruppo ha già contattato alcune personalità, i parroci e i sindaci dei Comuni interessati e, con questa uscita pubblica, intende coinvolgere tutte le persone interessate.

Due distinti obiettivi sono alla base del progetto: il primo, dare rilievo alla consuetudine secolare delle pie genti che piantano e conservano sul territorio dove avvenne la battaglia rozze croci di legno. Il secondo, commemorare degnamente le gesta valorose, anche se sfortunate, di Vittorio Amedeo II nel bicentenario della sua assunzione alla “dignità regia”. Occorre sottolineare che questi intenti hanno potuto trovare con ogni probabilità maggior vigore anche per lo spirito patriottico che in quel periodo era presente nella popolazione e nelle nostre città; un clima determinato dall’esito fortunato della guerra in Libia che aveva assicurato all’Italia al pari di altri paesi europei una dimensione “coloniale”. Penso che un ultimo elemento – non meno importante – sia stata la scadenza elettorale fissata per l’ultima domenica di ottobre per il rinnovo del Parlamento. Si tratta di elezioni che per la prima volta si sarebbero svolte, in conseguenza della riforma elettorale approvata da Giolitti nel 1912, col suffragio universale di tutti i cittadini maschi. L’iniziativa del comitato trova subito ampio consenso registrando le prime adesioni. Il Comune di Volvera delibera nello stesso mese di giugno un contributo di 50 lire. In agosto però scoppiano le prime polemiche, tra cui quella del Sindaco di Orbassano – il professor Roberto Audisio – coinvolto come tutti i sindaci della zona, che sosteneva :”… visto che l’iniziativa era finalizzata a ricordare – in base ai documenti predisposti dal Comitato – la “Battaglia di Orbassano volgarmente detta della Marsaglia”, lieto che il suo paese venisse ricordato per una battaglia, se non fortunata, almeno gloriosa per le armi piemontesi..”, si fece promotore con particolare entusiasmo della raccolta di oblazioni, anche tenendo conto dell’impegno del comitato di scrivere sul monumento, per ristabilire la verità storica, “Battaglia di Orbassano. In agosto, però, il professor Audisio apprende che questa ipotesi non potrà avere seguito e, di conseguenza, presenta le sue rimostranze trattenendo le somme raccolte per conto del comitato. Dopo vari colloqui e “un carteggio cortese” nel corso di un incontro tra il Comune di Orbassano e i rappresentanti del comitato si trova una soluzione. Le offerte raccolte dal Comune di Orbassano saranno versate nelle casse del Comitato che, a sua volta, si impegna di fare scolpire una lapide commemorativa da sistemare sulla facciata del municipio di Orbassano assicurando il suo intervento alla cerimonia di inaugurazione della stessa, fissata per domenica 19 ottobre alle ore 17.

La costruzione del monumento.

Nel frattempo la “croce marmorea” viene predisposta dalla ditta Ganoli di Torino. I vari pezzi che la compongono, di granito roseo di Baveno, sono spediti a destinazione tramite ferrovia e viene organizzato il trasbordo dalla stazione di Airasca al luogo in cui deve essere messo in opera. I maggiori problemi sono posti dal grosso masso di 16 tonnellate che sostiene la croce. Fatte le necessarie verifiche, si decide di utilizzare per questa operazione un classico “cher” a quattro ruote al quale vengono apportate alcune modifiche strutturali e, ovviamente, un consistente rinforzo al piano di appoggio. I primi giorni di settembre il grande masso viene trasbordato dal vagone ferroviario al carro predisposto per il successivo trasporto, con l’assistenza di un “marmista” esperto appositamente giunto da Massa Carrara, facendolo scivolare su un piano inclinato di lamiera abbondantemente ingrassato per rendere più agevole l’operazione. Il carico prende poi la direzione di Volvera seguendo la strada provinciale e si ferma all’ingresso del paese – presso il “pont d’Alban” nei pressi della farmacia – per due giorni in modo da dare la possibilità ai volveresi di soddisfare il loro interesse e la loro giusta curiosità. Attraversato l’abitato di Volvera il carro prosegue verso Orbassano. La squadra di operai incaricata del trasporto, analizzati i possibili itinerari e le condizioni delle strade di allora che non erano come quelle attuali, sceglie di utilizzare la strada provinciale fino ai confini di Volvera, svoltare sulla strada antica di Carignano – che si presenta più solida e diritta – per arrivare così nella località in cui il monumento deve essere installato. Il gruppo di operai che esegue i lavori di spostamento e posizionamento, coordinato dal volverese Antonio Tavella – “toni d’la furnasa” – e con la supervisione del professor Marini, componente del comitato, è composto da Francesco Bongiovanni, Isidoro Coletto, Lorenzo Baldissone, Angelo Pilotti, Lorenzo Porporato, Michele Franco – tutti di Volvera – coadiuvati da alcuni altri manovali provenienti dalla zona. Si racconta che questa squadra per agevolare le operazioni ideò e realizzò tutta una serie di strumenti come, ad esempio, delle speciali rotaie su cui guidare le ruote del carro trainato da 17 coppie di buoi, il rinforzo della sede stradale in prossimità di fossi o di ponti, speciali argani, leve. Il trasporto dura diverse settimane anche perché il mese di settembre fu caratterizzato quell’anno da grandi piogge. Il carro per le strade di campagna affondava nel fango e spesso il tragitto fatto in un giorno era di pochi pochi metri. A causa di questi inconvenienti l’inaugurazione del monumento, inizialmente prevista per la domenica 4 ottobre, dopo due rinvii viene fissata per martedì 21 ottobre 1913. Tutti i giornali dell’epoca riportano la cronaca dell’avvenimento e, anche grazie al ricordo di alcuni anziani, è così possibile ricostruire il fatto in tutti i suoi particolari.

Volvera si prepara di buon mattino ad accogliere l’arcivescovo di Torino, il cardinale Richelmy, che dovrà benedire il monumento. Il paese è pavesato a festa. Il vescovo arriva alle 8,30 del mattino accolto dalle autorità, dalla banda musicale e dal suono a festa delle campane. Al suono della marcia reale si reca in chiesa dove guida una breve preghiera e pronuncia ai convenuti un discorso sul significato della cerimonia che si svolgerà più tardi. Allietano la cerimonia i canti del coro del collegio degli Artigianelli, allora attivo in Volvera. E’ lo stesso coro che si occuperà dei canti alla cerimonia di inaugurazione della Croce Barone. Finito il breve rito, il popolo, le compagnie religiose, le società locali in perfetto ordine si avviano processionalmente sul luogo della inaugurazione. E’ un fatto quest’ultimo che deve essere sottolineato per la forte coerenza che presenta con quella profonda pietà cristiana con cui i Volversi hanno da sempre ricordato la battaglia; quella pietà cristiana testimoniata dalle semplici croci in legno e la preghiera durante le rogazioni. Nel frattempo in località Croce Barone giungono delegazioni, autorità, gruppi e società, le diverse amministrazioni comunali, gli abitanti della zona e le popolazioni dei paesi vicini. A fare gli onori di casa è la banda musicale di Volvera. Man mano che arrivano gli invitati sono fatti accomodare in un padiglione – era la struttura di un ballo a palchetto – montato per l’occasione. Quando tutti gli invitati sono al loro posto, secondo il programma stabilito, giunge da Volvera alle 10 precise la macchina che accompagna il Cardinale Richelmy. Cade il telo che ricopre il monumento e al bel sole d’autunno si presenta a tutti la croce maestosa e imponente. Si sente nel silenzio generale il suono di un armoniun e il coro degli Artigianelli che intona la preghiera dei morti. Il Cardinale si avvicina al monumento, lo benedice e guida una breve preghiera per i morti in battaglia. Sul masso vengono deposte tre corone di fiori a nome degli eserciti in lotta: quello italiano, quello francese e quello austriaco a ricordo dei soldati caduti.”

Di grande efficacia sono le scritte sulla croce: “Victis et victoribus in Deo resurrecturis” e sul masso che la sostiene: “In questi campi – il 4 ottobre 1693 – le truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia – soverchiate dal numero dei francesi – difesero fino all’ultimo l’onore di Savoia – speranza d’Italia”.

Finita la parte religiosa, la cerimonia prosegue con brevi discorsi di circostanza e la commemorazione della battaglia tenuta dal generale Laderchi – presidente del Comitato esecutivo. La croce viene consegnata dal Comitato al Sindaco di Volvera – Giuseppe Deserafini – che assume l’obbligo di custodire il prezioso monumento così come nel tempo – per oltre 200 anni – i volveresi hanno curato le umili croci di legno. Le rappresentanze militari porgono onori ai caduti. Si ricordano drappelli di sodati francesi e austriaci in alta uniforme (quest’ultimi con in testa il classico elmetto chiodato), un drappello di cavalleria proveniente dalla scuola di Pinerolo, gli allievi bersaglieri di Piossasco, un gruppo di bersaglieri ciclisti. Sono presenti delegazioni da 7 nazioni – tutti gli Stati coinvolti nel fatto storico – che con la loro presenza vogliono esprimere, oltre che un ricordo per i loro caduti, un forte apprezzamento per l’iniziativa del comitato.”

Negli anni successivi la croce viene sistemata ed abbellita con una cancellata in ferro. Il monumento è metà di visite da parte di cittadini e di personalità. Diversi vecchi volveresi ricordano che trovandosi nei campi al lavoro, hanno avuto la possibilità di vedere in più occasioni l’arrivo di queste piccole delegazioni. Spesso i ragazzini al pascolo correvano a “fare festa” ai convenuti, anche per ottenere qualche caramella o una piccola mancia. Un interesse ed una attenzione non sempre costante nel tempo. La cancellata durante la seconda guerra mondiale fu divelta per diventare materiale bellico; la croce venne dimenticata e fu sommersa, prima dell’attuale sistemazione avvenuta nel 1969, dalle spine e da una folta siepe di acacie.

La Croce Barone conserva la memoria di fatti lontani avvenuti, oltre 300 anni fa, “In questi campi …”.